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07
Apr

“Certezza morale”, l’arroganza di giustificare la fede con la Ragione

Avere fede significa credere in idee, in assunti o in un concetti senza curarsi che esistano prove ogettive (verificabili e sperimentabili) a sostegno o a confutazione degli stessi, ma solo in base a quanto affermato da una autorità (come ad esempio i genitori, i professori, i giornalisti, i governi o i sacerdoti). Dunque credere in un qualunque dio è un atto di fede.

Al contrario, credere solamente a ciò che è dimostrato da prove oggettive, cioè verificabili e sperimentabili, non curandosi di ciò che afferma l’autorità, è un atto di razionalità. Osservando che nessuna religione è in grado di portare prove oggettive a conferma dell’esistenza di un qualunque dio, la ragione porta a proclamarsi atei.

Questa divisione netta tra fede e ateismo, tra assurdo e ragione, sebbene evidente, viene respinta da una parte del mondo accademico pontificio, che si illude nel voler dimostrare che la fede sia giustificabile attraverso la ragione. Che quindi i fatti oggettivi non solo non possa portare all’ateismo, ma che al contrario porti alla credenza.

Gli argomenti a sostegno di queste tesi bislacche sono ovviamente i primi ad essere irrazionali. I credenti “razionalisti” sostengono ad esempio che la scienza non ha alcuna prova definitiva sull’inesistenza di nulla, babbo natale e topolino compresi. Quindi l’esistenza di dio, come quella di babbo natale o di topolino, sono scientificamente ammissibili. Ma chi (s)ragiona così, non si accorge che questo non è affatto un motivo sufficiente per credere alla reale esistenza di dio, di babbo natale o di topolino. Quante probabilità ci sono alla luce della scienza che topolino esista sul serio… praticamente zero. Credere quindi in un qualunque dio (come zeus, shiva, lo spirito santo o manitù) equivale a credere in un evento scientificamente molto improbabile, tanto improbabile quanto l’esistenza di un qualunque altro personaggio immaginario. Appare evidente come allora non è lecito parlare di ragione sulla base di un tale argomento, ma al contrario di creduloneria.

Altri credenti “razionalisti” obbiettano invece che la fede in dio sia piuttosto un sentimento come l’amore che non può essere dimostrato oggettivamente, ma viene sentito soggettivamente. Ma questo li colloca automaticamente fuori dalla ragione dato che l’amore per l’appunto non è razionalità, ma uno stato emotivo, una passione che tra l’altro può essere mal riposta. In olte, considerando il fatto che le religioni hanno la pretesa di elevarsi a fonti del diritto e della morale delle nazioni, c’è solo da preoccuparsi alla prospettiva di rimanere in balia di soggetti controllati delle proprie emezioni e illusioni, che potrebbero non corrispondere alle proprie. Un ulteriore valido motivo per diventare laicisti: se vogliono autoilludersi e lasciarsi guidare dall’amore (cieco, rivolto pure a un personaggio inesistente) che almeno abbiano la gentilezza di non trascinarsi dietro tutti.

Altro delirio dei credenti “razionalisti” consiste nel voler dimostrare, tornando alla definizione di fede riportata all’inizio, che all’analisi dei fatti credere ciecamente in quello che affermano le autorità sia cosa del tutto razionale. Ad esempio, dicono loro, un bambino ragionevole crede alla parola dei suoi genitori,  come quando gli dicono che toccare il fuoco fa male senza doverlo verificare. Un bambino crede dunque ai genitori sulla base dell’istinto, senza aspettarsi che loro portino prove. La stessa cosa avverrebbe nella fede. Un credente dovrebbe credere alle parole del papa, o chi per lui, senza spiegazioni in quanto questo è un atto di razionalità. Ma ciò al massimo è un atto infantile. Infatti è ridicola solo l’idea che una persona adulta debba credere a quello che dice un suo pari (il papa non è migliore di nessuno) come se questo fosse suo padre e lui fosse un bambino dal cervello ancora in fase di sviluppo. Ciò si potrebbe verificare solo se un credente non matura, continuando a mantenere atteggiamenti infantili anche da adulto, solo in tal caso potrebbe ritenere valida la parola del papa come fosse quella di un padre. Come ciò si possa considerare razionale resta un mistero della fede.

La ragione non può giustifcare la fede. I credenti dovranno farsene una ragione (anche se non è loro abitudine).

04
Set

Censura sacra

Pubblicare un libro sull’inquisizione non dovrebbe costituire un problema, almeno non in una società matura e laica che pone l’amore per la ricerca e la verità come valore fondante. Ma noi viviamo in Italia, nello stato extravaticano. Ecco che allora storie di censura come quella capitata alla storica Gaetana Mazza diventano vita di tutti i giorni.

La storica e professoressa di Sarno, già autrice di tre libri, decide di scrivere un dettagliato resoconto storico delle attività del Sant’Uffizio (inquisizione) di Sarno tra il 1600 e il 1700, basandosi sui documenti dell’epoca. Ma quando la professoressa tenta di pubblicare il suo libro, diviso in due volumi, la Curia di Nocera comincia a creare problemi. Rispondendo alla convocazione del vescovo Illiano la sventurata prof.ssa Mazza si presenta in curia dove viene sottoposta a un vero e proprio processo: «Mi hanno chiesto di evitare qualche passaggio un po’ troppo crudo e, alla fine, mi hanno fatto firmare un verbale alla presenza di testimoni con il quale mi impegnavo a non proseguire nella pubblicazione. Qualche giorno dopo, mi arriva una lettera della Curia, nella quale, facendo riferimento al diritto canonico, mi si dice che il primo tomo, quello di presentazione storica e di descrizione dell’Inquisizione, con qualche taglio, potevo anche farlo stampare, ma il secondo, che conteneva documenti, doveva essere soppresso».

Il vescovo insomma si sarebbe arrogato il diritto di molestare una storica e ostacolare la pubblicazione di un libro, rivendicando nientemeno che il potere di censurare i contenuti “scomodi”, sostenendo in una lettera di motivazioni inviata alla Mazza che questi sono argomenti «di indubbia delicatezza, sul piano morale e religioso, che potrebbero scandalizzare non poco il lettore, sprovvisto di cognizioni storiche e teologiche», ovvero che è la chiesa che deve sentenziare se sei o non sei in grado di comprendere un testo, quindi può proibirlo al pubblico.

E’ evidente che siamo alle solite, con certi vescovi a piede libero sembra quasi che il secolo dei lumi abbia ancora da venire in certe parti d’Italia.

Fonte: http://lacittadisalerno.repubblica.it

03
Set

Quando i cattolici erano nazisti

Ormai assistiamo impotenti all’opera di revisionismo storico messa in moto dalla macchina mediatica della chiesa. Si moltiplicano gli articoli, i programmi televisivi e i libri che enfatizzano l’azione dei pochi preti e cristiani antifascisti per distogliere e mistificare dalla verità storica.

In Germania tra i promotori del partito nazista c’erano le gerarchie cattoliche entusiasmate da questo Hitler, un umile e fervente cattolico che da giovane dipingeva Madonne, crocifissi e cattedrali. Entrato in politica il buon Hitler difendeva a spada tratta gli ideali e le tradizioni che da sempre la chiesa cattolica predicava, dalla difesa dei privilegi del clero all’assolutismo morale, dall’anticomunismo all’antisemitismo (ricordiamo in merito la condanna ai “perfidi ebrei”, recitata durante tutte le sante messe fino al concilio Vaticano).

Il cardinale Euguenio Pacelli, poi Papa Pio XII, firmò con Hitler il 20 luglio 1933 un concordato che di fatto ne legittimava il regime. Il Vaticano non solo intratteneva rapporti amichevoli con il nazismo ma ne forniva una visione positiva in tutto il mondo cattolico, tanto che i cattolici tedeschi aderirono in massa al partito nazista, tra cui ricordiamo un giovane Ratzinger (oggi papa Benedetto XVI).

La santa sede intervenne pure in difesa di Franco e dell’”El Alzamiento” dei cattolici spagnoli decisi a rovesciare il governo democratico della repubblica spagnola perchè, disgrazia, era socialista. Il peso politico del papa fu decisivo in questa faccenda, perchè fu soprattutto grazie alla sua netta presa di posizione che Hitler e Mussolini decisero di inviare truppe e mezzi in sostegno dei fanatici cattolici spagnoli, quando in un primo momento non sembravano interessati a dare aiuto al futuro dittatore Franco.

Neanche durante la seconda guerra mondiale, nemmeno alla lenta presa di coscienza dei crimini nazisti e alla messa in atto della politica guerrafondaia di Hitler il papa Pio XII ebbe mai da dire nulla, mentre tuonarono le sue condanne verso l’URSS quando, orrore, invase la Finlandia.

I gerarchi nazisti furono da prima sostenuti dal vaticano e quindi aiutati a fuggire in Sud America al prospettarsi della sconfitta. Così centinaia e centinaia di cattolicissimi criminali e assassini presero il volo per la latitanza con la benedizione del Papa e un passaporto falso fornito gentilmente dal Vaticano. Tra i tanti efferati sterminatori del nazismo, mai processati grazie alla chiesa, ricordiamo Joseph Mengele, il chirurgo pazzo di Auschwitz, ribattezzato “l’angelo della morte”, che usava gli ebrei come cavie per i sue agghiaccianti esperimenti, tra cui il tentativo di creare fratelli siamesi cucendo insieme dei bambini, asportando organi interni senza anestesia, vivisezionando, congelando, innietando acidi e liquidi infetti nel corpo delle cavie umane per osservarne la resistenza al dolore. Prima della fine della guerra l’angelo sterminatore fu inserito nel progetto “Odessa”, un piano di fuga in Sud America per gli esponenti nazisti di spicco. In tale progetto la chiesa cattolica svolgeva un ruolo attivo e fondamentale, con preti usati come agenti sul campo (con il compito di scortare e fornire assistenza ai nazisti in fuga) e procurando ai latitanti passaporti falsi prodotti dal Vaticano.

Da notare come mentre il Vaticano non abbia avuto mai nessun timore a condannare, osteggiare e scomunicare personaggi e ideologie ritenute non conformi con l’insegnamento di Cristo (a cominciare dal comunismo), il papa non abbia mai scomunicato il Nazional Socialismo o Hitler, mai un nazista.

Del resto dall’atuale papa, che fu un membro volontario della gioventù hitleriana, non c’è davvero da aspettarsi condanne in proposito.

In ogni modo l’amore che il cattolicesimo nutrì per il nazismo era assolutamente ricambiato. Esistono molti cortometraggi di propaganda cattolica-nazista, dove le bandiere con le svastiche si alternano a basiliche cattoliche e crocifissi. Dopotutto il motto di Hitler era “Gott mit uns!” (Dio è con noi!) e il famoso superuomo del nazismo non era altri che Gesù Cristo, morto in croce per colpa dei perfidi ebrei.

02
Set

La chiesa cattolica e ciò in cui crede

La chiesa cattolica e ciò in cui crede

Breve filmato di parodia della “fede” cattolica, che evidenzia più di mille parole l’assurdo del Catechismo.

Mitologia cattolica. Monoteismo, politeismo, paganesimo, spiritismo, materialismo, surrealismo, fantasy, misticismo? Dificile definire il cattolicesimo. Più che una religione sembra una gara al teologo che la spara più grossa. Di sicuro bisogna avere una fede incrollabile per credere nelle figure religiose (o dei) dei cattolici.

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