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Censura sacra
Pubblicare un libro sull’inquisizione non dovrebbe costituire un problema, almeno non in una società matura e laica che pone l’amore per la ricerca e la verità come valore fondante. Ma noi viviamo in Italia, nello stato extravaticano. Ecco che allora storie di censura come quella capitata alla storica Gaetana Mazza diventano vita di tutti i giorni.
La storica e professoressa di Sarno, già autrice di tre libri, decide di scrivere un dettagliato resoconto storico delle attività del Sant’Uffizio (inquisizione) di Sarno tra il 1600 e il 1700, basandosi sui documenti dell’epoca. Ma quando la professoressa tenta di pubblicare il suo libro, diviso in due volumi, la Curia di Nocera comincia a creare problemi. Rispondendo alla convocazione del vescovo Illiano la sventurata prof.ssa Mazza si presenta in curia dove viene sottoposta a un vero e proprio processo: «Mi hanno chiesto di evitare qualche passaggio un po’ troppo crudo e, alla fine, mi hanno fatto firmare un verbale alla presenza di testimoni con il quale mi impegnavo a non proseguire nella pubblicazione. Qualche giorno dopo, mi arriva una lettera della Curia, nella quale, facendo riferimento al diritto canonico, mi si dice che il primo tomo, quello di presentazione storica e di descrizione dell’Inquisizione, con qualche taglio, potevo anche farlo stampare, ma il secondo, che conteneva documenti, doveva essere soppresso».
Il vescovo insomma si sarebbe arrogato il diritto di molestare una storica e ostacolare la pubblicazione di un libro, rivendicando nientemeno che il potere di censurare i contenuti “scomodi”, sostenendo in una lettera di motivazioni inviata alla Mazza che questi sono argomenti «di indubbia delicatezza, sul piano morale e religioso, che potrebbero scandalizzare non poco il lettore, sprovvisto di cognizioni storiche e teologiche», ovvero che è la chiesa che deve sentenziare se sei o non sei in grado di comprendere un testo, quindi può proibirlo al pubblico.
E’ evidente che siamo alle solite, con certi vescovi a piede libero sembra quasi che il secolo dei lumi abbia ancora da venire in certe parti d’Italia.
Fonte: http://lacittadisalerno.repubblica.it
Il cardinale Euguenio Pacelli, poi Papa Pio XII, firmò con Hitler il 20 luglio 1933 un concordato che di fatto ne legittimava il regime. Il Vaticano non solo intratteneva rapporti amichevoli con il nazismo ma ne forniva una visione positiva in tutto il mondo cattolico, tanto che i cattolici tedeschi aderirono in massa al partito nazista, tra cui ricordiamo un giovane Ratzinger (oggi papa Benedetto XVI).
Da notare come mentre il Vaticano non abbia avuto mai nessun timore a condannare, osteggiare e scomunicare personaggi e ideologie ritenute non conformi con l’insegnamento di Cristo (a cominciare dal comunismo), il papa non abbia mai scomunicato il Nazional Socialismo o Hitler, mai un nazista.